Con il teleriscaldamento alla scoperta della storia di Alba

Alba, 29 luglio 2014 / Tag: Soprintendenza, teleriscaldamento

Piazza Grassi 23.07.2014

Sono stati avviati nelle scorse settimane in piazza Mons. Grassi, ad Alba, i lavori finalizzati a una significativa estensione del teleriscaldamento cittadino in zona Cherasca che porterà a superare anche ad est l’anello del concentrico cittadino.

L’intervento, realizzato in seguito a diverse richieste di allacciamento al servizio, rientra nel novero sempre più consistente delle estensioni originariamente non previste quando negli anni Ottanta fu avviato il progetto, ma divenute necessarie nel progressivo sviluppo della rete. Esso rappresenta un’ulteriore conferma del livello di apprezzamento del sistema del teleriscaldamento ad Alba, sia per i benefici ambientali che ne conseguono, sia per i vantaggi che offre all’utenza. L’estensione consentirà di allacciare alcuni edifici pubblici e privati che si trovano sulla circonvallazione e poco oltre essa, permetterà, a lungo termine, di ipotizzare un collegamento anche in tutta la zona oltre il torrente Cherasca, e produrrà, già a breve termine, positivi effetti in termini di sostenibilità ambientale, eliminando anche le residue caldaie a gasolio ancora attive a ridosso del centro cittadino.

L’assistenza archeologica effettuata ad Alba in occasione della posa dei tubi del teleriscaldamento in piazza Mons. Grassi (precisamente sul lato della piazza corrispondente al prolungamento di Via Acqui verso Corso Coppino, dunque all’esterno della cinta romana), commissionata da Egea e diretta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte (funzionario di zona dott.ssa Sofia Uggé) ha messo in luce un tratto del muro di cinta medievale con relativa porta.

Il muro di cinta bassomedievale, emerso anche per lunghi tratti in alcuni contesti indagati archeologicamente (ad esempio nel cortile di via XX Settembre 7, in occasione dei lavori di ridestinazione del vecchio “Cinema Corino”), presenta una larghezza di circa 1 metro ed ha un profilo “a scarpa”; il profilo interno è articolato da contrafforti, posti a distanze non regolari, che servivano per garantire un miglior ancoraggio al terreno e per creare la base del cammino di ronda. Dallo scavo del deposito stratigrafico all’esterno del muro è stata confermata la presenza di un fossato, con tracce di passaggio dell’acqua, ed è stato datato lo smantellamento sistematico dell’apparato difensivo alla fine del XVIII secolo.

L’importanza storico-architettonica di questo polo urbano orientale ha ricevuto piena conferma dagli scavi archeologi per la posa del teleriscaldamento – realizzati dalla Ditta “Cora Soc. Cooperativa” (in particolare responsabile di cantiere il dott. Mario Cavaletto, coadiuvato dalle dott.sse Giuliana Negro e Maddalena Binello) – che hanno portato alla luce una sequenza stratigrafica articolata e di grande interesse per la conoscenza della storia medievale della città di Alba.

Ad una prima fase si riferisce il muro di cinta medievale, dotato inizialmente solo di un’apertura verso il Cherasca, con un piano di calpestio che pare non più conservato (sono in corso approfondimenti); ad oggi il muro è visibile nel sondaggio per una larghezza di 1,40 m, ma la sua ampiezza verrà completamente messa in luce con il proseguimento delle indagini archeologiche. Successivamente è costruita una vera e propria porta, larga 1,60 m e con un paramento in mattoni che nello spigolo reimpiega sesquipedali di epoca romana opportunamente sagomati. La sua realizzazione è verosimilmente da ricondurre ad esigenze di monumentalizzazione e potenziamento delle strutture difensive rispetto ad una fase precedente in cui l’accesso alla città si limitava ad un semplice varco nelle mura difeso forse da elementi lignei. Gli scavi hanno portato alla scoperta anche di parte di un condotto fognario in uscita che scaricava nel fossato esterno alla cinta; tale condotto, di cui si conserva ancora la rasatura della volta, è quasi coincidente con la prosecuzione di quello romano sottostante il decumano (corrispondente con l’attuale Via Acqui), ed è tagliato e obliterato da una struttura abbastanza poderosa ma costruita a secco, che sembra riferibile a una probabile tamponatura della porta.

Conclusa l’indagine archeologica le strutture ritrovate, opportunamente rilevate e documentate fotograficamente, verranno protette e ricoperte in modo da garantirne la conservazione e ripristinare il piano viario, necessario per l’accesso al centro storico della Città. Si valuterà, in accordo con l’Amministrazione comunale, la possibilità di collocare nella zona pannelli esplicativi e fotografici, inseriti nell’ambito di quelli del circuito romano e medievale della Città, per valorizzare i ritrovamenti. Salvo ulteriori “sorprese” dal sottosuolo, i lavori in piazza Mons. Grassi saranno conclusi già nei prossimi giorni.

Ancora una volta lo sviluppo infrastrutturale e “sostenibile” della Città, è andato di pari passo e si è integrato con la ricerca sulle sue origini e sulle tappe fondamentali della sua storia confermando la proficua collaborazione tra Egea e la Soprintendenza Archeologica.

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